OGGETTO: lettera aperta.
Vivere al buio mi spaventa
Ma non il buio inerente il mio handicap. Quello al quale, ormai, sono abituato e con il quale, da una vita ci convivo e
che mi rende fiero di esserlo perché mi impedisce di vedere tutto il marcio che mi circonda e mi da la facoltà di valu-
tare il prossimo, non per il suo aspetto fisico ma per quello interiore.
Quello che mi spaventa è il buio delle istituzioni e delle associazioni che non vedono o che fanno finta di non vedere.
Associazioni che dovrebbero rappresentare anche i miei diritti insieme a quelli di tutti gli altri associati.
Associazioni che si limitano invece, a dare il massimo risalto, ed è giusto che lo facciano, al raggiungimento di quei
valori in campo sportivo o nella lotta ai nuovi diritti per la categoria ma che ignorano altri valori.
Ignorano, come d’altronde anche le istituzioni, quei traguardi nel campo letterario che, uno “scrittore e poeta non
vedente”, riesce, fra mille difficoltà, a raggiungere.
Scrivere, per il sottoscritto, è stato sempre una passione, una forza interiore alla quale non sa resistere e che lo co-
stringe a farlo, in ogni ora del giorno o della notte ed in ogni luogo.
Scrivo, a volte, per non pensare .
“E’ nel dolore”, scrissi qualche tempo fa, “che trovo la forza di scrivere”.
Oggi, passo tranquillamente dalla poesia alla narrativa e dalla narrativa alla poesia dialettale.
Quest’ultima, nata quasi per gioco, mi sta dando anch’essa delle grandi soddisfazioni.
Ma a volte mi chiedo:
“Perché la mia città mi ignora?”
“Perché la mia associazione non spreca neanche una virgola sulle conquiste di un non vedente?”
E’ vero che ai vari premi letterari ai quali come autore partecipo ometto sempre di scrivere:
“poeta e scrittore non vedente”. Ma, questa mia omissione non è dovuta al fatto che mi vergogni di esserlo, al con-
trario mi consente di raggiungere quei risultati non per il mio handicap ma per un giusto merito.
Nello scorso anno 2005, grandi traguardi per la narrativa e per la poesia mi son arrivati dalle sedi delle U. I. C. di
Ferrara (1° premio per la narrativa) e Reggio Emilia (3° premio per la poesia) nonché dalle città di Salò (3° premio
per la narrativa) e La Spezia (3° premio per la poesia).
Senza aggiungere le varie segnalazioni ed altri primi premi a Bari ed a Roma per la poesia dialettale.
Ed eccomi, quest’anno, ancora al vertice di una cultura che, in beffa alle istituzioni, continua a darmi soddisfazioni.
1° premio a Pontedera per la poesia religiosa e, finalmente, 1° premio nella mia città per la poesia dialettale.
Ma non è tutto.
Grazie ad un “pazzo” come me, ad uno che ancora crede nelle “cazzate” che io scrivo, ad un altro sognatore, noto
critico letterario, in pochi giorni i miei due volumi: “Penombra” ed “Armonie” pubblicati anni addietro sono entrati
nelle case degli italiani all’estero acquistati, nelle seguenti città europee ed extra: Buenos Aires, Los Angeles, San
Diego,Ottawa, Santiago, Oslo, Asmara, Nicosia, Zurigo.
E, scusate se è poco.
In fondo, non devo dire grazie a nessuno.
Questa mia non vuole essere sindrome da protagonismo. Dal conto vostro non ritenete che dovreste tutelare i diritti
di noi tutti “portatori di handicap” e che sia giunto il momento di sprecare, anche per un povero poeta e scrittore come
me, qualche rigo sull’ultimo dei quotidiani locali?
Non vogliatemene.
Tutto questo è solo uno sfogo e grazie per il tempo che vi ho fatto perdere.
Cordiali Saluti
Nicola Zambetti
Bari, 30 maggio 2006.